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venerdì 12 giugno 2020

STEP #24- SINTESI FINALE



Con il termine “artificiale” ci si riferisce a qualsiasi cosa sia prodotta dall’essere umano, in opposizione alle cose naturali prodotte in natura. L'artificiale assume diverse forme ma spesso la sua definizione viene data per scontata e viene spesso utilizzato come sinonimo di "tecnologico". 
Le relazioni fra naturale e l’artificiale non sono in opposizione, bensì in parziale sovrapposizione in quanto tutto ciò che è artificio rimanda comunque alla natura, si pensi al dualismo anima-corpo: l'uomo è naturale ma tutto quello che scaturisce dalla propria immaginazione e intelligenza è artificiale.
Esistono attività che mirano alla riproduzione di entità naturali attraverso la pura combinazione o ricombinazione degli stessi elementi che le costituiscono, come sintesi di composti naturali, i trapianti o la fecondazione impropriamente detta artificiale, nella quale solo il processo biologico implica qualcosa di diverso da ciò che accade in natura. 
I vari problemi sollevati in campo biomedico come l’eutanasia, il trapianto d’organi, la fecondazione artificiale, il trattamento degli embrioni e la manipolazione genetica vengono esaminati sotto un punto di vista etico, precisamente nella bioetica laica e in quella cattolica.
Il termine assume un ruolo importante nel corso della storia, si pensi alla prima protesi ideata dagli egizi, alla nascita dell'orologio meccanico che sancì una nuova concezione del tempo o alla nascita della lampadina che ha rivoluzionato il nostro modo di vivere.
La solita ossessione della scienza è creare l’uomo perfetto: un Superuomo che non soffra, né fisicamente né esistenzialmente. Solo che questo Superuomo si rivela un normotipo, omogeneo e omologato: se tutti siamo perfetti non c’è più alcuna diversità fra di noi.
Aldous Huxley ne “Il mondo nuovo” aveva immaginato che il Potere, per controllare gli individui e renderli disponibili e docili, li avrebbe indotti a masticare quotidianamente il ‘soma’, una sorta di droga leggera da non essere avvertita come tale. Egli aveva previsto la nostra società consumistica: basta sostituire il termine ‘soma’ con ‘consumo’.
In conclusione dall'analisi del termine sotto diversi punti di vista emerge che siamo sempre stati circondati dall'artificiale, dobbiamo fare solo attenzione a non superare le "colonne d'Ercole": deve esistere un limite oltre il quale l’approssimazione di un oggetto artificiale a quello naturale non può andare poiché, se così facesse, essi diverrebbero indistinguibili o identici. 
L’artificiale è condannato ad oscillare fra natura e tecnologia, grazie ai diversi ambiti di applicazione, esso finisce fra l’altro per generare effetti collaterali ed eventi improvvisi di vario interesse, nel bene come nel male.

sabato 6 giugno 2020

STEP #22

SERIE TV


1. INFANZIA E L'ADOLESCENZA A BIOS
Gaia è molto legata a questo luogo perché è tutto quello che le ha dato un senso di appartenenza e dove ha conosciuto gli amici più cari: Tommaso e Martina. Questo collegio prestigioso ospita i bambini fino a quando non saranno in grado di vivere in autonomia, senza tutori. I tutori impartiscono loro lezioni di arte, storia e letteratura e incoraggiano la loro creatività: i loro lavori migliori vengono infatti selezionati dalla direttrice per essere conservati nella sua galleria.
Quando i ragazzi compiono quindici anni, la tutrice Lucia però decide di dire loro la verità: gli studenti sono stati creati artificialmente in laboratorio per essere dei donatori di organi e non avranno mai il futuro che tanto fantasticano di avere. C’è una rinuncia nel reagire, sia per la giovane età, sia per la minor intensità emotiva da loro provata. All’età di sedici anni, Tommaso e Martina si fidanzano. Questa è la fase della vita in cui cercano un senso di appartenenza e la propria identità.


2. IL TEMPO ADOLESCENZIALE AL VILLAGGIO 
Il gruppo di amici ha i primi scontri con la realtà quando si trasferisce nel villaggio Alfa; Gaia non vuole aprirsi agli altri studenti, ma vorrebbe stare con i soliti amici. Questi luoghi sono privi della presenza di tutori, ci sono solo studenti, i cosiddetti veterani, sono coloro che si prendono più cura dei più giovani, ma qui si impara l’autonomia e a prendersi cura dell’altro. 
Ma ancora una volta viene loro sbattuta in faccia la triste realtà: non sono altro che individui creati artificialmente per gli scopi della società. Il rapporto tra Martina e Tommaso è sempre stato solido ma un giorno Gaia confida Martina che vede Tommaso non solo come un amico ma crede di provare qualcosa per lui pur essendo conscia che il suo amore non sarà ricambiato. 
Gaia decide di partire, visto che i rapporti con i suoi migliori amici stanno radicalmente cambiando, ed inizia così la sua fase della vita come assistente ai donatori.

3. LA FASE ADULTA 
Sette anni esatti dopo la vita al villaggio, si ritrovano le due vecchie amiche: una nei panni di assistente e l’altra è già diventata una donatrice. Martina muore a seguito di un’altra donazione, mentre Gaia diventa assistente di Tommaso. Tra loro nasce l'amore, Tommaso è già donatore, ma volendo rimandare il passaggio di Gaia da assistente a donatrice per poter vivere più a lungo possibile la loro storia, si recano dalla direttrice del Bios per chiedere aiuto. La verità è che non è possibile nessun rinvio; il collegio era una piccola bolla di speranza in cui la direttrice e la tutrice Lucia hanno combattuto affinché gli studenti avessero una vita dignitosa, ma in un mondo in cui il progresso scientifico ha fatto grandi passi avanti per la cura del cancro grazie ai donatori, non c’è spazio per considerare la loro umanità. Lo scopo primario per cui sono nati deve essere portato a termine. 
Tommaso muore in seguito a un'ulteriore donazione, Gaia ora è completamente sola, senza appigli, senza la sua famiglia, senza amore. È prossima alla fine dalla quale cerca di scappare facendo l’assistente; è un modo per vivere posticipando la fase delle donazioni più che può.


Questo è un racconto sulla vita: questo dono è stato pensato ingiustamente per qualcun altro e non per i protagonisti, essi sono stati pensati e creati dall'uomo solo per un fine pratico cioè salvare la vita di qualcun altro.

giovedì 28 maggio 2020

STEP #20

Leopardi e il mito della natura incorrotta

“È cosa indubitata che la civiltà ha introdotto nel genere umano mille spezie di morbi che prima di lei non si conoscevano, né senza lei sarebbero state. È parimente indubitato che la civiltà rende l’uomo inetto a mille fatiche e sofferenze che egli avrebbe potuto e dovuto tollerare in natura… È indubitato che la civiltà debilita il corpo umano, a cui per natura… si conviene la forza, e il quale, privo di forza, o con minor forza della sua natura, non può essere che imperfettissimo; e ch’ella  rende propria dell’uomo civile la delicatezza rispettiva di corpo, qualità che in natura non è propria né dell’uomo né di veruno altro genere di cose, né dev’esserlo. È indubitato che le generazioni umane peggiorano in quanto al corpo di mano in mano… Da tutte queste e da cento altre cose, da me altrove in diversi luoghi considerate, si fa più che certissimo e si tocca con mano, che i progressi della civiltà portano seco e producono inevitabilmente il successivo deterioramento del suo fisico, deterioramento sempre crescente in proporzione d’essa civiltà. Nei progressi della civiltà, e non in altro, consiste quello che i nostri filosofi, e generalmente tutti, chiamano oggidì… il perfezionamento dell’uomo e dello spirito umano”.
Un tempo l’uomo, vivendo a contatto con la natura, non corrotto e non inquinato dagli elementi artificiali del progresso e della civiltà, sapeva vivere ma oggi non più. 
L’uomo egocentrico, autonomo, sostituisce il proprio cuore con il proprio progetto, con la propria ideologia ed evade così la domanda di felicità: alla situazione reale viene sostituito uno schema del pensiero; non occorre più essere felice. 
Leopardi fu vittima, fino a venticinque anni, di una stessa ideologia, riconoscendo la ragione colpevole della situazione in cui l’uomo è costretto a vivere e attribuendo alla natura l’unica possibilità di vita autentica: si tratta della fase del “pessimismo storico”.
In questa fase del pensiero, il binomio Natura – Ragione presenta un’evidente sproporzione a vantaggio del primo elemento, considerato fonte di ogni beneficio per l’uomo, mentre il secondo termine  viene incolpato di aver snaturato l’uomo, di averlo reso artificiale. L’uomo è come se fosse colpito da  una perdita di energia vitale di cui è dotato fin dal principio e che perde nel tempo crescendo con lo sviluppo della ragione, con l’allontanamento da uno stato di natura, contraddistinto da un rapporto spontaneo e più vitale con le cose e con la realtà. L’uomo si trova a non sapere più vivere, a vivere artificiosamente e a dover imparare quello che un tempo sapeva per natura.

mercoledì 27 maggio 2020

STEP #19

IL MONDO NUOVO

Un mondo senza nazioni né religioni. Un mondo in cui gli abitanti non odiano e non amano, ma fanno esattamente e volontariamente ciò è più utile per la stabilità e la sopravvivenza della società. Un mondo in cui individualismo e egoismo sono stati cancellati, in cui «ognuno appartiene a tutti».
Il Mondo Nuovo è un romanzo di Aldous Huxley del 1932. Narra di una società perfettamente governata secondo principi utilitaristici ed economici che garantiscono ricchezza e prosperità per tutti. Un mondo così perfetto da non ospitare neppure l’umanità stessa.
L’utopia-distopia descritta nel romanzo del filosofo e biologo inglese rappresenta l'attuazione della communitas perfecta laica e universale in cui l’intera società raccontata appare come la realizzazione su scala planetaria di un incubo.
Huxley descrive un mondo di pace e stabilità in cui le persone hanno imparato ad amare la loro oppressione; la stabilità è garantita dalla manipolazione genetica e gli individui sono suddivisi in cinque categorie.
La popolazione è quindi creata artificialmente e socialmente condizionata (l'autore fa riferimenti alla teoria del comportamento dello scienziato russo Pavlov), la forma di controllo utilizzata è il Soma, una droga che simboleggia l'influenza della tecnologia sulla società.
Questo è il futuro consumista che Huxley ci prospetta, un futuro al quale ci stiamo sempre più avvicinandoci. A cosa siamo disposti a rinunciare per la felicità e l’appagamento dei nostri desideri? Esistono dei beni materiali più importanti della felicità ai quali non siamo disposti a rinunciare?

(Fonte https://www.thewisemagazine.it/2017/07/29/mondo-nuovo-huxley-utopia-incubo/)

STEP #18

lunedì 18 maggio 2020

STEP #17

L'ABBECEDARIO

Aeroplano
Bionica
Cannocchiale
Dinamo
Eugenetica
Fabbrica
Galleria
Industria
Lampadina
Macchina
Naturale
Officina
Protesi
Quadro
Radar
Sonda
Tecnezio
Urbanizzazione
Vaccino
Zoom

STEP #16

Evoluzione della luce: l’illuminazione dagli Antichi Egizi alla lampada a incandescenza di Edison

Gli Antichi Egizi sono stati fra i primi a mettere a punto dei sistemi di illuminazione naturale che  consisteva in un meccanismo a specchi. Oltre a questo metodo venivano usate anche lucerne a olio, dove uno stoppino pescava l’olio combustibile. 
Alle tribù celtiche si deve, invece, l’invenzione della candela, che, in età medievale, fu uno strumento di illuminazione ancora più utilizzato rispetto alla lampada a olio. L'illuminazione pubblica cominciò a diffondersi quando candele e lampade a olio furono provviste di un manicotto metallico: il primo caso di questa tipologia di illuminazione fu messo in atto a Parigi.
L’idea di applicare i gas combustibili fu Il chimico francese Filippo Lebon invece applicò gas combustibili ottenuti dalla distillazione del legno. Successivamente, l’ingegnere scozzese William Murdoch sostituì il legno con il carbon fossile.
Un’ulteriore evoluzione si ebbe nel 1813 con la prima applicazione della lampada elettrica, a opera di Humphry Davy. Il sistema però non riscontrò un particolare successo, e, così, la prima vera applicazione dell’elettricità all’illuminazione è legata al nome di Wilson Swan, che nel 1878 propose la lampada a incandescenza. La prima lampadina di questo tipo era costituita da un bulbo di vetro vuoto, al cui interno era contenuto un filo di carbonio che veniva attraversato dalla corrente elettrica. La lampada a incandescenza di Swan però si ricopriva all'interno molto velocemente di fuliggine emessa dal filamento incandescente e consumava molta elettricità.
A migliorare la lampada a incandescenza ci pensò Thomas Edison, che nel 1879 brevettò un sistema di illuminazione con un filamento sottile e un’alta resistenza elettrica. Al contrario della lampada di Swan, quella di Edison non anneriva troppo all’interno del bulbo, mantenendo quindi una luminosità costante. Per questo motivo l’inventore della prima lampadina a incandescenza è considerato proprio lo stesso Edison. Egli ha influenzato in modo notevole la nostra vita perché illuminò per la prima volta case e uffici.

Thomas Alva Edison (Milano, 11 febbraio 1847 – West Orange, 18 ottobre 1931) è stato un inventore e imprenditore statunitense.
Fu il primo che seppe applicare i principi della produzione di massa al processo dell'invenzione. Era considerato uno dei più grandi progettisti del suo tempo, avendo ottenuto il record di 1.093 brevetti (tra cui il fonografo, la macchina da presa, il fonomotore) in tutto il mondo. Diede origine alla Motion Picture Patents Company (nota come Edison Trust), compagnia formata dall'unione delle nove maggiori case di produzione cinematografiche dell'epoca. 

STEP #15

I LIMITI DELLO SVILUPPO

Il Club di Roma, fondato nel 1968, prese il nome della città in cui si riunì per la prima volta e divenne famoso per il successivo rapporto del 1972 sui limiti dello sviluppo (The Limits to Growth).
Basandosi sul modello matematico World3, il rapporto conteneva una predizione del trend mondiale futuro per popolazione, produzione, cibo, inquinamento e risorse naturali, concludendo che la crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite non è possibile, stimando il collasso della civiltà moderna per il XXI secolo.
Il rapporto analizza principalmente la crescita economica e la produzione industriale.
La crescita economica dipende dall'attività industriale (per un maggiore guadagno sono richieste grandi quantità di materie prime); la produzione industriale alimenta l'inquinamento e quindi l'aumento del tasso di mortalità. 
Ciò spiega come l'intervento dell'uomo incide sulla natura, l'artificiale 'soffoca' la Terra e presto non ci saranno abbastanza risorse per soddisfare l'intera popolazione.


(fonte: http://www.futurimagazine.it/dossier/limiti-dello-sviluppo-rapporto-club-di-roma/)

mercoledì 6 maggio 2020

STEP #14

INGEGNERIA BIOMEDICA E BIONICA

Una frontiera dell’Ingegneria Biomedica è la Bionica che integra le più avanzate tecnologie robotiche e bioingegneristiche con la medicina, le neuroscienze e le scienze dei materiali, al fine di sviluppare una nuova generazione di robot biomimetici, e altre tecnologie assistenziali.
La bionica è un'area di ricerca interdisciplinare le cui radici risalgono all'antichità, anche se l'etimologia del termine risale solamente al 1958 quando il maggiore dell’aviazione statunitense E.J. Steele lo coniò per indicare quelle tecnologie in grado di imitare la natura (biomimetica).
Il concetto di bionica era già presente nelle invenzioni di Leonardo Da Vinci: le macchine da lui ideate non sono altro che un'imitazione della natura. Egli partiva dall'osservazione dei meccanismi fisici e applicava l'ingegneria al fine di ideare macchine che riproducessero i medesimi processi osservati in natura.
Linvenzione dei sonar e dei radar è uno degli esempi di come, attraverso l'osservazione della natura, la bionica sia arrivata a realizzare dispositivi tecnologici oggi molto utilizzati. L'invenzione di tali strumenti, infatti, parte dall'osservazione del comportamento dei pipistrelli e dei delfini, mammiferi capaci di captare, a brevi e lunghe distanze, la presenza di ostacoli sul loro percorso.
La bionica ha una rilevante importanza nella medicina; quello delle protesi è solo uno dei tanti ambiti in cui tale scienza viene applicata . Un altro esempio concreto è l'impianto cocleare, inventato per sconfiggere la sordità negli esseri umani.

Curiosità: 
La protesi più antica della storia è opera degli Egizi

L'arto artificiale è il primo dito del piede di una donna rinvenuta nel corso di scavi archeologici nei pressi del Cairo, in un sito datato circa 3.000 anni. La protesi è fatta di legno e pelle ed è assemblata in modo da potersi piegare.




(fonti: http://www.sapere.it/sapere/strumenti/domande-risposte/scienza-tecnologia/cosa-e-bionica.html
https://www.focus.it/cultura/storia/la-protesi-piu-antica-della-storia-e-opera-degli-egizi)

STEP #13

Coronavirus, a Roma si usa l'intelligenza artificiale per abbattere i tempi delle diagnosi: da 24h a 30 minuti

Distinguere le polmoniti tradizionali da quelle causate dal Sars-cov-2 per effettuare una diagnosi di Covid-19 in appena trenta minuti partendo dalle immagini di una tac al torace. E' il compito che al Campus Bio-Medico di Roma è stato assegnato a un'intelligenza artificiale, primo ospedale in Europa ad adottare questa tecnologia sulla scorta di quanto già sperimentato in Cina. "Il sistema è stato addestrato a riconoscere dalle immagini delle tomografie computerizzate del torace le aree di alterazione dei polmoni tipiche del Covid-19 - spiega Bruno Beomonte Zobel, direttore dell'Imaging Center del Policlinico Universitario -. In questo modo si passa dalle 24 ore necessarie per le diagnosi con i tamponi a circa 30 minuti". L'uso dell'Ia per diagnosticare l'infezione da Coronavirus è stato fatto per la prima volta in Cina, dove ha dimostrato un'attendibilità del 98,5%. "Della macchina non ci si può fidare al 100%. Ma ha già imparato tanto e continuerà a farlo grazie ai casi italiani", continua Zobel. Questa tecnologia sarà ora messa a disposizione di tutta la rete regionale e nazionale, con richieste di utilizzo arrivate già nelle prime ore. "Ospedali di tutta Italia, dal Nord al Centro, ci chiedono un aiuto. Stiamo realizzando un sistema cloud per la trasmissione delle tac così che i nostri radiologi possano dare immediatamente riscontro ai loro colleghi", conclude il direttore generale del Campus Paolo Sormani.

Di Francesco Giovannetti 

venerdì 1 maggio 2020

STEP #12

L’OROLOGIO MECCANICO

Comparsi nel corso del XIII secolo, i primi orologi meccanici si trovano in breve tempo a sostituire varie forme di misura del tempo diffuse fin dall’antichità, basate su meridiane, clessidre ed orologi idraulici, già noti a greci e romani ma che hanno trovato nuova diffusione nei secoli medievali.
La grande novità sono appunto gli orologi meccanici, che possono essere considerati una novità solo fino a un certo punto; infatti il primo orologio di questo tipo era già comparso in Cina attorno al 725 d.C., circa cinquecento anni prima della sua comparsa in Europa ed inoltre alcuni testi spagnoli riferiscono nel 1277 di orologi molto simili diffusi da tempo anche tra i musulmani.
Come scrive Tiziana Suarez-Nani nel suo saggio Tempo ed essere nell’autunno del Medioevo:
“l’orologio meccanico inaugura un tempo nuovo, quello del giorno diviso in 24 segmenti di uguale durata – le ore moderne che rimpiazzano le ore canoniche – e promuove così un tempo quantitativo e matematico, a disposizione della regolamentazione e della pianificazione di coloro che ne detengono il controllo […]. 
La diffusione degli orologi meccanici all’inizio del XIV secolo costituisce un’innovazione gravida di conseguenze importantissime per l’evoluzione della percezione del tempo e della mentalità in generale, nonché per l’ulteriore sviluppo tecnico: ‘La machine-clé de l’age industriel moderne c’est l’horloge’.”


L’orologio meccanico trasforma le idee dell’uomo sul tempo, non più percepito come un intervallo tra eventi diversi, ma come un fluire continuo, indipendente da qualunque situazione e matematicamente misurabile. 
La tecnica allontana così l’uomo dalla natura, e l’orologio diventa uno dei simboli della visione meccanicistica dell’universo e della vita.


martedì 28 aprile 2020

STEP #11


Il Covid-19 è stato creato dall’uomo?



Il nuovo coronavirus (Sars-CoV-2) sarebbe il risultato dell'evoluzione naturale di altri virus della stessa 'famiglia' e non un prodotto di laboratorio o di ingegneria genetica (cioè non fatto dall'uomo manipolando geni virali in provetta), come insinuato più volte dall'inizio dell'epidemia. Lo suggerisce uno studio sui genomi del Sars-CoV-2 e virus affini pubblicato sulla rivista Nature Medicine.
"Confrontando i dati genetici ad oggi disponibili per diversi tipi di coronavirus, possiamo risolutamente determinare che il Sars-CoV-2 si è originato attraverso processi naturali" - afferma Kristian Andersen, dello Scripps Research Institute di La Jolla che ha condotto il lavoro.
Gli esperti hanno in particolare confrontato il gene per una proteina chiave nel processo infettivo, una proteina dell'involucro esterno del virus (chiamata 'spike', da punta o spina) che gli serve per attaccarsi, entrare e infettare le cellule umane. Spike è dotata di un 'uncino molecolare' (chiamato porzione RBD) con cui il virus si lega alle cellule umane incastrandosi alla molecola 'Ace2', (recettore importante nella regolazione della pressione del sangue). Il legame tra Rbd e Ace2 è essenziale per iniziare l'infezione. Inoltre spike ha anche una 'forbice molecolare' che aiuta il virus a penetrare nella cellula umana. Il legame tra Rbd e Ace2 è talmente perfetto (Rbd si incastra a perfezione con Ace2 come una chiave con la sua serratura o due pezzi di un puzzle), spiegano, che non può essere altro che il risultato della selezione naturale e non il prodotto dell'ingegneria genetica.
Questa e altre "caratteristiche del virus, la sequenza genetica di Rbd e la 'spina dorsale' del virus - conclude Andersen - ci portano a scartare l'ipotesi della manipolazione di laboratorio come possibile origine del Sars-CoV-2".

venerdì 17 aprile 2020

STEP #10




Il protagonista Vincent, concepito tradizionalmente, è affetto da una grave malattia cardiaca ed ha basse aspettative di vita.
Nella seconda parte del film assistiamo alla nuotata di Vincent con il fratello Anthony, geneticamente modificato, come erano soliti fare quando erano bambini: Vincent ha sempre perso, costretto a tornare a riva a causa della sua incurabile malattia. Ma dopo una vita di sacrifici, sforzi, e forza di volontà, Vincent supera il fratello che si arrende per primo.

giovedì 16 aprile 2020

STEP #09



Titolo: Plexus no. 35
Autore: Gabriel Dawe
Anno: 2016
Luogo conservazione:  Toledo Museum of Art, Ohio 

L’autore ha riprodotto un arcobaleno utilizzando 1000 fili colorati e intrecci geometrici in modo da simulare fasci di luce rifratta scomposti in 15 colori. I colori variano in base all’angolazione da cui sono osservati e creano illusioni ottiche dovute ai giochi di percezione e profondità. È la testimonianza che sia una riproduzione artificiale sia il fenomeno naturale sono in grado di stupire allo stesso modo.

sabato 11 aprile 2020

STEP #08



„Il sopraccelestiale luogo non lo inneggiò alcun de' poeti di qua mai, e mai non lo inneggerà degnamente. Ecco: e si ha a dir vero, parlando specialmente della verità. La verace essenza, che né colore ha, né figura, e non può essere toccata; che può esser contemplata solo dalla mente, reggitrice dell'anima; che è obbietto della verace scienza, ha questo luogo.“ —  Platone, Fedro, seconda orazione: 1988, XXVII




Platone elabora la teoria delle idee: l’oggetto della scienza sono le idee, entità immutabili e perfette. Esse sono una realtà e costituiscono l’iperuranio, sono i modelli e le cose sono le loro imitazioni imperfette.
Gli uomini per esprimere giudizi sulle cose non possono fare a meno di riferirsi alle idee, le cose non sono altro che il loro artificio; senza idee non potrebbero esistere le cose e viceversa.






(Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/340247-platone-il-sopraccelestiale-luogo-non-lo-inneggio-alcun-de/ )

mercoledì 8 aprile 2020

STEP #07

ALL’AUTOMOBILE DA CORSA

Veemente dio d'una razza d'acciaio,
Automobile ebbra di spazio,
che scalpiti e fremi d'angoscia
rodendo il morso con striduli denti...
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma
e d'oli minerali,
avido d'orizzonti, di prede siderali...
Io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!...
Allento finalmente
le tue metalliche redini,
e tu con voluttà ti slanci
nell'Infinito liberatore!
All'abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all'orizzonte...
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù... 

Che importa, mio démone bello?
Io sono in tua balìa!...Prendimi!... Prendimi!...
Sulla terra assordata, benché tutta vibri
d'echi loquaci;
sotto il cielo acciecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.
E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime...

Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento
non è che il tuo alito d'abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m'assorbi!...
Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati,
che sembran correr su l'ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse...

Ora le montegne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,
là, a quel sinistro svolto...
Montagne! Mammut in mostruosa mandra,
che pesanti trottate, inarcando
le vostre immense groppe,
eccovi superate, eccovi avvolte
dalla grigia matassa delle nebbie!...
E odo il vago echeggiante rumore
che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghe
dei vostri piedi colossali...

O montagne dai freschi mantelli turchini!...
O bei fiumi che respirate
beatamente al chiaro di luna!
O tenebrose pianure!... Io vi sorpasso a galoppo!...
Su questo mio mostro impazzito!...
Stelle! mie stelle! l'udite
il precipitar dei suoi passi?...
Udite voi la sua voce, cui la collera spacca...
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia...
e il tuonar de' suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio
interrrrrminabilmente?...
Accetto la sfida, o mie stelle!...
Più presto!...Ancora più presto!...
E senza posa, né riposo!...
Molla i freni! Non puoi?
Schiàntali, dunque,
che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!

Urrà! Non più contatti con questa terra immonda!
Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull'inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!




Le principali tematiche del componimento di Tommaso Marinetti del 1921 sono l’esaltazione della macchina e l’identificazione del uomo con essa.
Il poeta è devoto alla macchina e all’industria, la natura viene disprezzata al punto che la macchina trionfa su essa.

sabato 4 aprile 2020

STEP #06

Quaderni di Serafino Gubbio operatore.
Serafino è un operatore presso una casa di produzione cinematografica. il suo lavoro è quello di mettersi al servizio di una macchina e registrare le scene recitate. Egli ha un ruolo passivo nella vicenda: è un testimone che annota nei suoi quaderni le vicende dei personaggi.
In questo romanzo c’è un continuo gioco di maschere, tuttavia i personaggi risultano alienati: gli attori recitano senza nemmeno rendersi conto del ruolo che occupano in scena. Una volta terminata la recitazione sono incapaci di riconoscersi nelle loro ombre proiettate sullo schermo, ed esse risultano prive di ogni rapporto con il pubblico.
Secondo Pirandello la macchina ha invaso l’ambito umano, costringendo gli uomini a sottostare alle sue leggi e alienarsi da sé stessi. 
Serafino Gubbio rimane sconvolto dalla scena finale che ha ripreso, perde la parola e si riduce al suo lavoro che non è altro che muovere la manovella. La macchina da presa si limita a riprendere le cose senza cercare di spiegarle, solo le azioni umane dei protagonisti possono fare un film, uno spettacolo in grado di suscitare emozioni nel pubblico.

STEP #05 Alexa


Alexa, l’assistente vocale di Amazon, è l’intelligenza artificiale che permette agli utenti di interagire in modo semplice con la tecnologia.

STEP #04 Il mito dell’uomo perfetto


1883: Francis Galton pubblica un volume in cui sviluppa i temi sulla variabilità e trasmissibilità ereditaria dei caratteri umani; c’è necessità di promuovere i caratteri vantaggiosi a discapito di quelli indesiderati. L’obiettivo dell’eugenetica è quella di creare l’uomo perfetto eliminando qualsiasi tipo di gene difettoso.
Questo tema è stato affrontato in diverse opere letterarie a partire da “Frankenstein”di Mary Shelley fino ad arrivare a “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.
Ma se tutti gli uomini fossero creati allo stesso modo e senza difetti risulterebbero omologati e facilmente manovrabili, ad esempio da un ‘grande fratello’ come raccontava George Orwell in “1984”.
L’eugenetica è arrivata fino ai giorni nostri, tuttavia é molto differente dalla vecchia eugenetica che per volontà del potere politico cercava di modellare i cittadini a partire da uno stereotipo in modo da creare la società perfetta mentre nel contesto contemporaneo è possibile di parlare di eugenetica in termini di mentalità in quanto essa è utilizzata soprattutto nella diagnosi prenatale e sono i genitori stessi a decidere se quel determinato fattore genetico sia vantaggioso o meno.
Questi strumenti non devono mirare a una discriminazione tra individui sani o non sani ma al miglioramento della qualità di vita, evitando ad esempio la trasmissione di malattie ereditarie.



STEP #24- SINTESI FINALE

Con il   termine   “artificiale” ci si riferisce a qualsiasi cosa sia prodotta dall’essere umano, in opposizione alle cose naturali prodo...